“Ogni giorno una nave da crociera produce lo stesso inquinamento di milioni di macchine.”

Non serviva un genio per capirlo, né lavorarci sopra sei mesi nella tratta Lisbona-Istanbul per capire lo schifo dell’arte dello spreco, elevato all’ennesima potenza. In crociera ero dall’altra parte, quella dei camerieri, e ho visto buttare nel trita rifiuti carni fresche di quattro ore, cucinate ad arte appunto, e gettate perché le normative lo stabilivano, e lo standard di qualità pure, e il servizio a cinque stelle, ma vogliamo aggiungere… Ho visto camerieri, colleghi e me stesso richiamati nelle cucine per aver divorato un hamburger di straforo, se avevi un po’ di culo rimediavi pure due patatine fritte ancora calde…

Avete visto anche voi queste cose? O sono impazzito solo io? Una vecchia signora col vestito e il cappello largo, alle sette del mattino domandarvi quale bella isola avesse davanti agli occhi intorpiditi dalla luce naturale del Sole, mentre voi a stento le avevate recuperato dal deposito della stiva al quarto piano il maledetto succo spremuto di prugna, riscaldato e con la cannuccia come lo aveva chiesto una mezz’ora prima? E risponderle: “Signora, quello è il porto di Napoli!” mentre pensi: “Ma dove cazzo sei stata negli ultimi cinque giorni, fottuta puttana!?” e desiderare che i prossimi quattro mesi passino in fretta?
In conclusione… Scendere al porto ed essere felici con tre euro di gelato, seduti su una panchina alla luce è la cosa più bella che i mesi di nave mi abbiano lasciato. Quello e l’amicizia di tanti altri uomini e donne meravigliosi che sono ancora in giro per il mondo, a navigare nell’oro artificiale su un oceano di melma, a faticare per portare a casa metà dello stipendio che prendevo io, perché erano lavapiatti e i contratti sono diversi se sei portoricano o guatemalteco… contratti razzisti. Sembrava una serie TV… con gli asiatici in lavanderia, filippine alle pulizie, cuochi francesi, ristoranti a tema e tutti gli stereotipi messi in croce. Mi auguro che questi compagni ne escano presto, come altri che si sono sposati e hanno avuto dei figli sani e belli, o che sono tornati a casa e hanno trovato un altro lavoro, o che magari hanno ancora i loro scazzi, ma fuori da quell’inferno sull’acqua salata.

E poi ci sono quelli che rimangono a bordo, magari non ci vedono uno sforzo così grande… perché no? Ci sarà sempre chi si adatta meglio di noi. Siamo tutti belle persone, in fondo. Sono le situazioni che ci mettono di fronte, a cambiarci la vita. Volevo scrivere poco. Quindi non parlerò di come riduce la vita in nave dopo vent’anni, la maledizione e lo sfogo del mare che ritornano a rodere il culo, perché fuori da quell’ambiente non hai più niente. Per questo ci sarà tempo, siamo giovani.

Torniamo a parlare di inquinamento allora… Quante auto per famiglia nel “primo mondo”? Quante fabbriche rispetto ai bisogni reali? Quanto spreco nel trasporto di merci, quando basterebbe il commercio locale per vivere più che bene?

Ce ne sono milioni di domande che si possono fare a riguardo, e non vi porremo mai fine. Io credo sia sbagliato, non potremo mai metterci d’accordo tutti ed esprimerci a vicenda sui giornali non è più abbastanza.

Ecco, ora rompetemi pure i coglioni per la lucina rossa della tele… l’ho dimenticata accesa stanotte! 😲

http://m.huffingtonpost.it/2017/07/05/ogni-giorno-una-nave-da-crociera-produce-lo-stesso-inquinamento_a_23017011/

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