ESERCIZIO DI SCRITTURA IN 15 MINUTI

8 marzo, date e feste…
(tema casuale)

Piovono le ricorrenze e le tante persone che criticano il pensiero dedicato a qualcuno solo un giorno all’anno, e hanno ragione. Perché è vero, non basta rispettare o condividere o aiutare o fare del bene per un giorno. Sembra quasi uno spot, no? La teoria è sempre facile, per questo è vera o falsa.
Ultimamente ho ragionato sulla matematica booleana, che per un ignorante come me significa “decidere le cose con sì o no, con zero o uno”… un po’ come era la dottrina manichea nel teatro e nel cinema, uno dei miei argomenti preferiti quando studiavo da giovane. Si può dire ancora, in un altro modo, che è la scelta fra due e due sole cose: un semplice bivio.
Ben presto ho cominciato a guardare alla possibilità di una terza via, come leggevo nei fumetti e nelle storie fantastiche da bambino. C’era un albo dal titolo “La terza faccia della medaglia” che mi ha sempre affascinato. Questo si traduce, in matematica, con un concetto più ampio di variabili o possibilità: la logica fuzzy, un fluido, un infinito insieme di scelte che passano fra lo zero e l’uno… di fatto un’estensione della matematica booleana, che prevede anche la possibilità che qualcosa sia parzialmente vero e parzialmente falso. È più facile applicarla alla vita reale, no?
Se fossimo al bivio di prima dovremmo immaginare le strade moltiplicarsi per ogni centimetro di suolo, e poi suddividere quel centimetro in millimetri e aggiungere tutte quelle strade all’idea o al concetto principale. Sarebbe un sistema infinito, paradossale. Perciò è più complicato capirlo.
Immaginate la vostra condizione attuale.
Per esempio, potreste essere un maschio, caucasico, eterosessuale di mezz’età; oppure una femmina, afroamericana, bisessuale di vent’anni. Non vedo oltre quello che scrivo. Qualunque sia l’immagine che avete di voi, sapete anche che è variabile nel tempo. Per certi versi è ovvio, per altri meno: definirvi un ragioniere trentenne, stempiato e fuori forma, che si sente estraneo al suo corpo e vorrebbe essere una donna, oggi, ha completamente senso. Questo perché nel tempo quel ragioniere potrà effettivamente operarsi e assumere le sembianze di una femmina, sentendosi finalmente – si spera – più appagato della propria vita. Certo, dovrà pagare le operazioni… ma questo rientra perfettamente nella logica fuzzy, cioè un insieme di possibilità. È il concetto stesso delle variabili, quello che conta.
Mi rendo conto che questa non sia un’applicazione puramente matematica del termine e che chiunque con un po’ di cultura possa facilmente smentire tutto quanto scritto finora. È spazzatura, forse, ma di quella che fa pensare. Almeno non avete sprecato gli ultimi minuti a vedere il video di un gatto che ride.
Applicare la logica fuzzy all’8 marzo è più facile, rispetto a farlo con la sessualità o qualunque altro concetto che coinvolga la sfera personale: siamo umani, uomini o donne, e comunque quel giorno ci ricorda che dobbiamo rispettare una categoria. Noi avremo sempre la scelta di quanto farlo, adempiendo a quello che ci viene suggerito. Il fatto di apporre manifesti, di regalare fiori e tutto il resto, di per sé è innocuo. Semmai andrebbe fatto più spesso. Non capisco le critiche, a questo punto. Vedo solo la ricorrenza di un giorno che stimola a spostare l’ago della bilancia… verso le donne, in questo caso. Propongo di più.
Si chiama “festa delle donne” perdio! E se devo pensare in modo collettivo, passatemi il termine, allora ha senso davvero festeggiare: vorrei che l’8 marzo tutte le donne avessero il giorno libero al lavoro; che fosse regalato loro un fiore, solamente perché è un gesto gentile, come si farebbe al compleanno di ciascuna, se fossimo amici. Vorrei che i problemi di classe, più che di categoria, fossero all’ordine del giorno nelle tabelle di ogni ufficio, ma lasciati fuori dal party. Questa cosa sta diventando molto adolescenziale, lo ammetto, ma è una festa… deve esserlo! Vorrei che tutto questo fosse divertente, almeno per un giorno e che venisse ripetuto anche per gli uomini, per i vecchi, per gli alberi e per qualunque altra cosa sia considerata una categoria, in ogni momento storico. Perché se devo pensarla in modo matematico è questo il concetto da assimilare: c’è una miriade di variabili.
Potrebbe rivelarsi un errore, oppure soltanto un modo per fare solo un po’ di casino. Ma parliamoci chiaro… nessuno si aspetta davvero di leggere la realtà spiegata, qui e ora.
Riorganizzare la società è complicato, deve prima cambiare la mentalità della gente: non si può ancora leggere certe notizie nel 2021 e pensare di poter portare avanti tutto questo. Ci sono concetti mentali che vengono accolti pian piano dal mondo, che vengono guardati con sospetto certe volte… ma che comunque dovrebbero essere risolti, cambiando radicalmente le strutture su cui basiamo la nostra educazione. Non parlo solamente delle scuole, che la teoria vede come fonti dell’istruzione, ma dell’educazione umana che ognuno di noi riceve dalla famiglia, dalle esperienze e dal tempo stesso che passiamo a vivere nella società.
Ancora un volta finiamo in concetti più ampi, improponibili in un solo istante. Stavolta coinvolgono la sociologia? O l’antropologia? O la più prosaica statistica? Direi che è tardi per pensarci ancora, il sole sta calando fuori dalla finestra e mi sa tanto che stanotte riuscirò a dormire come ieri.

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http://www.lucadami.com

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