Ho appena finito di guardare questa neonata serie su Netflix, #TheMidnightGospel… neonata si fa per dire, dato che è uscita esattamente un anno fa. Ma per chi, come me, arriva in ritardo ecco perché merita plausi-e-applausi: è surreale, scorretta, assolutamente abnorme nei temi che tratta. Fin dai primi disegni ho intravisto un tocco che conoscevo, quello di #AdventureTime, con cui condivide uno dei creatori: Pendleton Ward. Lo schema è semplice, se si accettano le premesse: il protagonista viaggia fra gli universi, ognuno dei quali è astruso. Ma non c’entra col resto. Il bello di questa serie è che tutto sembra non essere correlato per niente col resto, a partire dalla combinazione con i dialoghi. Clancy, questo il nome del viaggiatore spaziale, è un essere curioso che intervista in ogni puntata un interlocutore diverso su un tema che… Beh! Definire scomodo è poco! Ce n’è per tutti i gusti: senso della vita, religioni, droghe, motivazione delle azioni (umane), ricerca de sé più profondo… Le radici delle opinioni comuni vengono mischiati alla psichedelia e alla crescita personale del protagonista, che approfitta degli avatar creati dal proprio simulatore per immergere la testa in una vagina gigante (esatto, non ho sbagliato a scrivere!) ed essere catapultato nel mondo prescelto per il viaggio quotidiano. In qualità di spacecaster, Clancy raccoglie quante più informazioni possibili (ma anche lui è un logorroico!) e le ritrasmette sul suo canale social, seguito sempre da tre robottini a forma di palla: due telecamere e un microfono, come se fosse un qualunque ragazzo terrestre su Youtube. La serie è fantastica: i tratti fantasy di Adventure Time (per fare questo paragone scontato!) vengono amplificati con animazioni sia splatter che oniriche, poi uniti ad argomenti perfetti per pensare… proprio congeniale al mio stile. Anche se è difficile immaginare come possa resistere più stagioni, sicuramente sarò felice se lo farà! Per ora, mi limito a consigliarla!

Un’ultima nota, stavolta sul doppiaggio italiano. Sarà facile e buona, dal momento che è un’idea condivisa che i professionisti nostrani siano fra i migliori al mondo. Condivisa quanto inutile, dato che solo noi possiamo apprezzarne davvero i risultati. In questo caso, comunque, hanno fatto un eccellente lavoro, specialmente sul ritmo: mantenere viva l’attenzione del pubblico per venti minuti, di cui praticamente quindici sono solo dialoghi, tutto mentre i nostri protagonisti vivono un’avventura grafica dai toni buñueliani, non è impresa facile… e ce l’hanno fatta!

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