Era d’inverno, quando non si vedeva a un palmo dal naso. Pareva che la nebbia fosse scesa all’improvviso fra le case. L’aria si profumava di legna bruciata e indossava un abito color fuliggine. Era solo d’inverno che le strade si svuotavano presto, dimenticando i sollazzi e l’aperitivo al bar, per tornare al calore di una cena domestica. Era un posto che non c’era, chiuso in tante stanze col lumino acceso. Era la stagione più malinconica per me, che la passavo seduto su un gradino a osservare le foglie cadere… solo col tempo ho imparato ad apprezzarne i colori. Il sole è sfumato sotto la coltre bianca, ma con gli anni ho cominciato a vederlo. Ora, ogni giorno, metto delle scarpe alate e cammino su un raggio nuovo, che non conoscevo. È bella la sensazione di volare sulla nebbia, rinfresca i piedi mentre immagino dove atterrerò. La mente vaga, la vita scorre e dietro di me lascio soltanto il tempo.

LA
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